CON LE STAMINALI DAL MIDOLLO COMBATTEREMO IL PARKINSON

0
1490

“Con le staminali dal midollo combatteremo il Parkinson” Al via uno studio al Policlinico di Milano: “I test con un gruppo di 20 pazienti” GIANNA MILANO a anni se ne sente parla- `e con enfasi, talora ec- cessiva. Si chiama «me- dicina rigenerativa» e studia la possibilità di sfruttare le proprietà delle cellule staminali per restituire funzioni compromesse, per esempio da malattie neurodegenerative, come Parkinson, ma anche sclerosi multipla, corea di Huntington e Alzheimer. Le staminali sono cellule «superdotate», che rinnovano quotidianamente i tessuti, dalla pelle al sangue, e uno dei più efficienti luoghi di rigenerazione cellulare è ìl midollo osseo. Alla «Cell Factory» dell`Ircss Policlinico di Milano, «officina» farmaceutica dedicata alla produzione di terapie cellulari e di cui sono responsabili per la ricerca Lorenza Lazzarì e per la produzione clinica Rosaria Giordano, un team di giovani ricercatori ha intrapreso una sfida: verificare l`efficacia clinica dì particolari staminali, le mesenchimali, ricavate appunto dal midollo. «Lo studio clinico prevede di arruolare 20 pazienti con una forma particolare dì Parkinson, la paralisi scpranucleare progressi- va», spiega Giordano. I pazienti, per l`ampiezza delle aree cerebrali coinvolte, sono costretti su una sedia a rotelle e rispondono poco alle terapie convenzionali, come all`L-dopa che sintetizza la dopamina, il neurotrasmettitore che in questa malattia i neuroni smettono di produrre. L`obiettivo della prima fase della terapia è provare la sicurezza del prodotto e l`efficacia. E, come avviene in altri campi, quanto più grave è il contesto in cui si prova l`efficacia di un farmaco e tanto più è visibile l`effetto. «Dalla sperimentazione si possono ricavare indicazioni utili e nuove idee, perché i malati ne traggano vantaggio, anche se, quando si parla di staminali, la cautela è d`obbligo», precisa Giordano, che collabora con il Centro Parkinson di Milano diretto da Gianni Pezzoli. La «Cell Factory», la prima in Italia a ottenere nel 2007 la certificazione di «Gmp», «Go- od Manufacturing Practices», fa parte del centro di medicina trasfusionale dell`Irccs milanese. Un centro che ha una lunga tradizione: fa parte della stessa unità operativa la «Banca del sangue placentare», che conserva 9 mila unità pronte per il trapianto. «È più difficile trapiantare in un adulto le cellule del cordone ombe- licale a causa del loro numero limitato, ma siamo riusciti a farle espandere in vitro in modo da arrivare a una dose adeguata per un adulto», dice Lazzari. Se si ottenessero risultati, anche parziali, contro il Parkinson, significherebbe porre una pietra miliare nella storia delle terapie per le malattie neurodegenerative, in continua crescita: i nuovi casi di Parkinson l`anno sono da 8 a 10 mila, con 220 mila malati in Italia. Le terapie intervengono sui sintomi e da 20 anni i tentativi di trapianto con cellule neurali fetali non hanno dato risultati consistenti. Come mai si è scelto di usare le staminali mesenchimali? «Nel midollo hanno la funzione di sostenere e indirizzare la crescita e il differenziamento delle cellule progenitrici del sangue, ma ne hanno anche altre – risponde Giordano -. Di certo sono cellule con caratteristiche che le rendono distingtiibill in vitro: in coltura aderiscono alle pareti della plastica e formano uno strato, come fanno nell`organismo. E facile poi, con enzimi sintetici, raccoglierle e lavorarle». Le cellule sono ricavate dal paziente e la sonummstrazione avviene con un cateterino che, attraverso l`arteria femorale, si spinge vicino alla sede della malattia, ossia i nuclei di base del cervello. Dai primi due pazienti, anche se sono dati preliminari, si è riusciti a ottenere dal midollo un numero adeguato di cellule mesenchimali Iniettate nel paziente, queste cellule devono essere in grado di passare la barriera ematoencefalica e nel Parkinson l`obiettivo è far sì che sostituiscano o riparino i neuroni danneggiati che hanno smesso di produrre dopamina, il neurotrasmettitore che porta informazioni fondamentali per il controllo dei movimenti e l`equilibrio. «Abbiamo messo in evidenza che queste staminali, una volta iniettate, secernono sostanze che “modificano” l`ambiente, inibendo il danno sui tessuti circostanti causati dalla malattia e favorendo la sopravvivenza cellulare – spiega Giordano -. Si è sempre alla ricerca di nuovi tipi di cellule capaci di indurre la rigenerazione dei tessuti. Solo la sperimentazione clinica migliorerà le nostre conoscenze. Ora occorre procedere con prudente pragmatismo». RUOLI: LA PRIMA E` RESPONSABILE DELLA RICERCA E LA SECONDA DELLA PRODUZIONE CLINICA ALIA,<CELL FACTORY» DELL`IRCSS POLICLINICO DI MILANO Ovuli in laboratorio sio» I primi ovuli umani cresciuti in laboratorio da cellule staminali potrebbero essere fertilizzati già entro l`anno, se le autorità sanitarie della Gran Bretagna daranno l`ok: con questo rivoluzionario esperimento le donne batteranno la sterilità e sarà quindi possibile prolungare il ciclo riproduttivo femminile.   La «medicina rigenerativa» studia le straordinarie proprietà delle cellule staminali.

Fonte: INAIL

[print_link]


Print Friendly, PDF & Email